Giovani artisti si raccontano: l’arte onirica di Elisa Bertaglia


In occasione della inaugurazione di Three, la mostra di arte contemporanea che vede esposte le opere dei tre giovani artisti Elisa Bertaglia, Gabriele Grones ed Elisa Rossi, aperta dal 5 al 17 agosto 2014 presso Villa Ca’ Tiepolo (Isola di Albarella, Rovigo) e curata da Stefano Suozzi, ho avuto il piacere di tradurre dal tedesco la presentazione redatta da Carmen Roll dedicata in particolare alle opere di Elisa Bertaglia.

Elisa Bertaglia, Dipinti – Gallerie MZ, Augsburg (D) – 20 marzo – 17 aprile 2014

DSC_0507I lavori di Bertaglia sono spesso incorniciati, l’uno di fianco all’altro, organizzati per gruppi. Sebbene utilizzi la carta come veicolo d’immagini, l’artista definisce “quadri” le sue opere poiché. risultano più determinate e condotte fino al termine rispetto a disegni, che in arte sono spesso solamente iniziati, restano anelanti e mai realmente completati.

 

 

DSC_0226Infatti, è la tecnica complessa nel passare uno strato di carboncino, di matita, di olio di lino, di olio di papavero, stemperato con la trementina, a fare la differenza, a condurre alla spessa costruzione della composizione, insieme alle tematiche, in cui Elisa identifica il pieno realizzarsi dei suoi quadri.


 

34Se si lascia il tempo necessario agli occhi perché l’opera possa dare il suo effetto, alla mente perviene una rielaborazione di grazia, sensibilità, interiorità. I dipinti risultano accomunati dalla ridotta scelta cromatica, data solo da lievi gradazioni di grigio, che risuona dalle superfici bianco-latte alle diverse sotto-note di grigio. La paletta cromatica dei grigi si fa più scura tendendo al grigio-nero senza mai tuttavia divenire opaca. Raramente, ecco esplodere scintillii di colori all’orizzonte attraverso spesse pennellate di blu, verde, rosso.

Come una nebbia che sale, il colore avvolge i protagonisti esaltandone i contorni, in un modo tale che li rende isolati, fragili, non connessi, in nessun luogo. Per Elisa tutto ciò ha un significato preciso poiché vi conferisce quella stessa atmosfera del paesaggio in cui è vissuta, dove d’inverno una fitta nebbia predomina sulle cose materiali livellandone le differenze. Allo stesso modo il paesaggio diviene simbolico, decorato da volti mitologici. Simbolismo e sogno si uniscono a formare una nuova mitologia, resa chiaramente anche attraverso un “sotto”, o meglio, un “contro”- mondo, quello dell’inconscio, che simboleggia l’inversione del paesaggio, inscenata da un cielo “capovolto”.

1Si osservi ora ciò che questa nebbia livellante contiene e si resterà in qualche modo sorpresi: continua a riapparire sempre lo stesso prototipo di ragazza, in costume da nuoto, immobile, ora siede, ora è rannicchiata o distesa. A volte la testa coperta da una cuffietta da nuoto oppure manca del tutto. In un caso la ragazza indossa addirittura una mascherina.

Spesso invece il capo è coperto o completamente sostituito da una bestia dalla forma di serpente. La rigida immobilità, con le braccia tese in alto preganti, a volte aderisce strettamente alla terra, altre volte manca completamente un contatto col suolo, ma senza per questo volare. I movimenti non sono ampi, i piedi restano vicini uno all’ altro, le braccia serrate sulla schiena.

 

37Compare inoltre una seconda tipologia di ragazza: una giovane ragazza il cui corpo si tramuta in donna. Bertaglia ha messo in relazione ad una sorta di “metamorfosi” la serie di opere nate nel 2013, con ciò intendendo la loro tematica come il passaggio dall’infanzia all’età adulta, lo scambio da un’epoca all’altra della vita. La metamorfosi ci lascia vedere come un’innocente ragazza diventi una donna, in modo irreversibile, definitivo, e soprattutto senza nessuna azione volontaria da parte sua. L’ispirazione di questo principio del passaggio proviene dalle celebri Metamorfosi di Ovidio, che ha trattato il tema in svariate maniere. Eppure, diversamente da Ovidio, la nostra autrice non sviluppa una narrazione, un racconto o un percorso di lettura del quadro. Non vuole imporsi all’osservatore dettandogli l’interpretazione dell’opera, come lei stessa esprime. Lo scopo non è né interpretazione né significazione, bensì suscitare un’atmosfera estetica enigmatica, aperta a molteplici letture interpretative.

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A ciò corrisponde la funzione del paesaggio, spiegata attraverso il suo carattere onirico e simbolico, i cui componenti non vengono descritti concretamente, non devono e non possono venire definiti. Ciò permette all’artista di costruire un mondo mistico, ricco di significati nascosti.

La testa è la parte più importante del corpo, senza di essa non è possibile alcuna vita. Noi identifichiamo e distinguiamo una persona per lo più dal viso e dall’aspetto. Letteralmente essere senza testa per Elisa Bertaglia equivale ad una mancanza nella propria identità, uno stato di crisi, che provoca confusione e disorientamento, e allo stesso tempo impone la necessità di raggiungere la consapevolezza e la reale percezione della propria personalità. Il passaggio da un’epoca all’altra della vita non si può né fermare né superare o governare. Esso arriva e noi non sappiamo cosa succederà, per questo motivo l’artista evita una localizzazione spazio temporale attraverso il suo paesaggio mitologico esteriormente non collegabile ad alcuna forma reale, tale che nei suoi quadri si possa rispecchiare questo stato intermedio che destabilizza profondamente lo spettatore.

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17Un ulteriore importante aspetto è costituito dalla costante presenza degli animali che si possono ritrovare ovunque: aironi, lupi, serpenti. Alcuni provengono dai luoghi in cui l’artista vive, tra i territori e le rive del fiume Po, altri provengono invece dalla sua immaginazione. In tutti loro Elisa vede una sorta di alter-ego, che impersona gli aspetti istintivi e intimi della nostra personalità, dei quali non vogliamo parlare e che cerchiamo anzi di nascondere. Così intesi gli animali non sono affatto antagonisti degli uomini, ma piuttosto una loro forzata emanazione.

A volte, ci dice l’artista, hanno la funzione di proteggere la parte interiore della nostra personalità, così che possano sopravvivere i nostri sentimenti istintivi. Ed è così, ad esempio, anche nel caso di un serpente o una vipera avvolta alla testa della ragazza. L’artista mette in chiaro di riferirsi a un tratto originario della cultura cristiana, ossia Adamo ed Eva e la perdita del paradiso, che appare così da subito davanti ai nostri occhi. Il serpente però non rappresenta il peccato, ma un istinto primordiale non ancora abbattuto, come nel bambino, di cui anzi inizia ad impossessarsi.

DSC_0463Elisa Bertaglia lavora in serie, anche in formati molto grandi, a volte parte anche dipingendo direttamente su pareti, che riempie di visioni e fantasie con la meticolosità con cui lavora su formati più ridotti. La sua poetica muove da un dialogo privilegiato con la letteratura classica, evidente già a partire dai titoli dati alle opere: Populus, Alma Venus, Venatrix Diana, Profunde, Milky Way. Populus III è stato esposto nel Padiglione Accademie alla 53° Biennale di Venezia del 2011.

 

DSC_0460A fianco dei dipinti si può vedere anche un video, per il quale l’amico compositore Riccardo Vaglini ha realizzato appositamente la musica. Come avviene nei quadri silenziosi, anche il video ci conduce in un cosmo fantastico e immaginario, che noi non leggiamo, ma di cui possiamo seguire le tracce. Il film è stato presentato per la prima volta nel 2010 a Venezia.

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Elisa Bertaglia dice dei suoi lavori che lei vorrebbe dimostrassero come tra le superfici del mondo ve ne sia uno sotterraneo, fatto di inconscio interiore ed immaterialità.

Dr. Carmen Roll

 

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