La cena è servita: cannibali in livrea nel romanzo gotico da Patrick McGrath a Thomas Harris

Patrick McGrath_Grottesco

Patrick McGrath_Grottesco

Patrick Mc.Grath – Grottesco (Adelphi, 2000). Una recensione.

La campagna londinese della tenuta di Crook, in cui vive la famiglia composta da Sir Hugo, la moglie Harriet e la figlia Cleo con il fidanzato Sidney,  è lo scenario in cui si svolgono gli avvenimenti misteriosi e mostruosi narrati, o meglio “tratteggiati” , – tale che ne possiamo intravvedere l’entità con il terrore dell’immaginazione ma senza mai doverla fronteggiare pienamente, –  da Patrick McGrath in questo romanzo gotico che si traveste a tratti da mistery inglese, senza disdegnare intense sfumature horror. Sir Hugo, il nostro protagonista, è un paleontologo, studia carcasse  e ritrovamenti di ossa, per stilare teorie sullo sviluppo genetico e sulle abitudini riproduttive delle più svariate specie animali. Il suo compagno di studio, il rospo Herbert, “siede” a tavola con la famiglia abitualmente e pasteggia con piatti di larve appositamente selezionate per lui. Il suo laboratorio è un inquietante collage di resti ossei, insetti decomposti, liquidi organici in vitro destinati ad analisi dettagliate per redigere articoli scientifici e tenere conferenze accademiche.

La natura in ogni sua forma dunque, di sviluppo e di decomposizione, in ogni forma di “infezione e sozzura” è il “rifugio” di Hugo, uno scienziato che ha fatto della analiticità e della scoperta la sua cifra di approccio all’esistenza, tanto da non vedere alcuna differenza tra l’uomo e la bestia, l’insetto e la pianta, in quanto tutti facenti parte con eguale dignità dello spettacolo variegato e meraviglioso della vita.

Nella “tranquillità grottesca” della vita di Hugo incombe però all’improvviso la coppia di servitori assunti da Harriet a sua insaputa, i coniugi Fledge e Doris, dal passato oscuro e dall’aspetto impeccabile, per occuparsi della tenuta e della famiglia. Dall’arrivo dei due infidi figuri inizieranno ad accadere avvenimenti sinistri a Crook, Hugo cadrà nel mirino della follia nascosta di Fledge, fino all’accadere di una tragedia che porterà il nostro scienziato a terminare i suoi giorni su una sedia a rotelle,  immobilizzato da una paralisi psico-fisica totale, decretato dai medici “ontologicamente morto” senza possibilità di ripresa, costretto a pose, versi e secrezioni involontari indotti dalla paralisi che lo avvicinano ad una bestia. Seppur nel mutismo forzato e nell’immobilità corporea, sempre conscio, lucido, egli però vede e comprende tutto, anche se nessuno può sentire la sua voce interiore, che grida e combatte invano l’incombere di Fledge su di lui, e anche quando dai suoi occhi vitrei scendono lacrime di rabbia e dolore, lo si attribuisce ad un’esigenza fisiologica, più animalesca che umana, di necessaria pulizia dei bulbi oculari… La scienza, di cui egli stesso aveva fatto il vessillo della propria esistenza, lo condanna così allo stato patologico del “grottesco”, si beffa di lui, insieme ai suoi cari, con l’ufficialità della medicina fino alla pietà della religione, nella patetica attesa che quel corpo inerme esali l’ultimo fastidioso, umido respiro.

Grant_DeVolson_Wood_-_American_Gothic

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Intanto il morboso e diabolico Fledge con le sue lunghe unghie coperte dai guanti bianchi, si approprierà della sua vita, della sua famiglia, della sua casa, perfino dei suoi vestiti, in maniera subdola e strisciante, lenta e graduale tanto da risultare ai più invisibile. Solo Hugo lo vede, ne vede la bestialità interiore, vede in lui il vero grottesco, il diabolico dell’anima, ma può raccontarlo, urlando con l’urgenza e la gravità di chi vede soccombere se stesso e la propria famiglia senza poter fare nulla per evitarlo, – solo a noi lettori che assistiamo passivamente agli eventi, costretti come Hugo alla stessa immobilità, allo stesso terrorizzato mutismo.

Lo sdoppiamento delle due personalità di Fledge e Hugo, il loro essere insieme uomini e bestie, l’uno per le fattezze fisiche, l’altro per la crudeltà interiore, riporta la narrazione, –  sempre tesa sulla corda del mistero ben condito dai rassicuranti cliché del giallo inglese à la Agata Christie fino agli orrori ed agli incubi di Stephen King, – verso una profondità psicologica ed una analisi introspettiva del rapporto malsano dei due “opposti”, frammisto di odio, invidia ed identificazione reciproca.

Osservando Fledge,  Hugo si chiede dove sia veramente il “grottesco”, se esso si collochi cioè in ciò che noi umani vediamo ed intendiamo tradizionalmente come tale, ossia nelle carcasse, nelle ossa decomposte e negli uccelli impagliati che affollano il suo amato laboratorio, ricordandogli in fondo da dove provenga la nostra stessa esistenza e dove sia destinata e  sfociare per riemergere a nuova vita attraverso naturali processi di morte e putrefazione, nei quali è insita addirittura una sorta di “moralità”, oppure si collochi, come di fatto avviene, piuttosto nella bestialità interiore, invisibile, camuffata dall’impeccabilità fisica, e dalla ipocrita gentilezza con cui il mostro Fledge, col suo fare da “Mr. Hyde”, sta ingannando insieme alla moglie Doris, rivelatasi (sempre ai  soli occhi inermi di Hugo) una perversa alcolista, l’intero villaggio di Crook.

“Io sono il suo sosia grottesco, in me Fledge vede esternata la sua corruzione, io sono l’esteriorizzazione, la manifestazione, la rappresentazione in carne ed ossa della sua vera, intima natura, che è una roba deforme e vizza… Lui se ne rende conto e questo fatto questo vedere la sua anima he gli sorride feroe da un angolo della stanza, lo affascina… Ed è per questo che penso a me stesso come alla sua coscienza avvizzita: io sono il ricordo atrofizzato del bene… io che, essere grottesco, riesco ancora a intravedere il bene… io… costretto a fungere da gargouille in questa anticattedrale, in questa demoniaca dimora che Fledge ha fatto di Crook. E’ Fledge l’essere grottesco.. non io!”

 Hannibal -la serie tvLa doppiezza, la perdizione che anela alla salvezza, all’ insegna di rituali sadici ma dall’altissima levatura estetica, (tale che non possiamo, se “cultori della materia” non ricordare, leggendo McGrath, le immagini della serie tv Hannibaltratta dal romanzo omonimo  di Thomas Harris e sequel de “Il silenzio degli innocenti”),  il tutto ben condito con cannibalismo, automutilazione e devianza quanto basta, narrato con la maestria raffinata ed inappuntabile come  un servizio di cristallo ben disposto su di un centrotavola in macramè color avorio… l’incubo malsano e sudaticcio di creature mostruose che affollano paludi salmastre, sempre inserite in una scientifica ed insieme etica commistione naturale quanto biologica: … queste le atmosfere frammiste di ambiguità e aberrazione ma anche di buon gusto e valori (paradossalmente…) umani che riesce a farci vivere con il suo “Grottesco” Patrick McGrath, scrittore inglese sfuggito (o forse no…?) ad una carriera di analista mentale, regista algido e sapiente, sì, di mostri e cannibali, ma pur sempre “in smoking”.

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