La “meglio gioventù” si racconta: il mal di vivere e il disagio della modernità. La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano e “Sofia si veste sempre di nero” di Paolo Cognetti

Un nuovo confronto fra due romanzi, “La solitudine dei numeri primi” (Paolo Giordano, Mondadori 2008) e “Sofia si veste sempre di nero” (Paolo Cognetti, Minimum fax 2012), entrambi scritti da giovanissimi autori, in modo diverso due promesse letterarie italiane, uno più conclamato , già approdato al cinema, e l’altro più “underground”, che affrontano tematiche comuni, indagando con delicata eleganza una fase dell’età, quella dell’adolescenza, estremamente complessa, affrontare la quale è rischioso, in quanto si possono commettere errori, cadere nella banalità, avere atteggiamenti saccenti, da psicologi, sociologi o addirittura medici.

Per questi due autori però sarebbe anche difficile commettere questo errore di caduta nella banalità, di pretesa saccenza … Semplicemente perché Giordano e Cognetti sono essi stessi appartenenti alla generazione che descrivono, nei loro romanzi c’è tanta autoanalisi, memoria, esperienza di vita. L’interiorizzazione nelle loro opere non è finzione letteraria, diventa racconto di sé, di un’adolescenza fatta di conflitti tra generazioni, di letture, di musica, di idoli, imbarazzi e prime esperienze, alla luce di sensibilità estreme, troppo vivide e per questo esposte ai traumi della “normalità” assodata e imponente, dalle rigide regole di spigliatezza sociale, bellezza esteriore, sicurezza economica.

Se Paolo Cognetti, classe 1978, si racconta in quanto autore “sceneggiatore” attraverso il “personaggio” Sofia, la ragazza ironica e schizoide che ascolta musica punk e sfugge alla vita e alla depressione famigliare inventandosi mille vite da interpretare nella carriera teatrale, Paolo Giordano, fisico teorico nato nel 1982, affronta il mondo dell’adolescenza autistica, dell’impaccio e del disagio di Alice e Mattia, i due atomi sparuti ed irregolari che cercano di far collimare il loro silenzio e la loro diversità, con gli ingranaggi ufficiali e rumorosi del resto del mondo “normale”, concetto di cui Giordano con strumenti narrativi di altissimo livello lirico e di rara sensibilità mette in rilievo tutta la relatività e la ambiguità alla luce delle ipocrisie e dei fallimenti della opulenta società contemporanea.

Sofia si veste sempre di neroLa Sofia che “si veste sempre di nero” di Cognetti infatti è un risultato di personalità discordanti ed in contrasto tra loro, a partire dai genitori, alle cui frustrazioni personali sono dedicati interi capitoli, intere storie indipendenti, quasi a discapito di approfondimenti narrativi dedicati a Sofia stessa, fino all’ombra di un fratellino mai nato, o della zia Rossana, impegnata nelle lotte politiche e sindacali degli anni ’70, o alle compagne della scuola di recitazione a Roma, e gli amanti ed amici a Brooklyn nel quartiere degli artisti. Sofia se ne resta così quasi in disparte rispetto alla costellazione di satelliti i cui scontri astrali hanno sì condotto le loro direzioni fino a lei, ma che ora da lontano la osservano, la illuminano senza mai scaldarla, né scalfire o tentare di comprendere la sua corazza fragile e diffidente, i suoi modi aggressivi e nostalgici.

La  solitudine dei numeri primiPer Giordano invece i “numeri primi” Alice e Mattia, che come Sofia sono unici nei loro lievissimi difetti fisici, nelle loro forme di autismo e fobie psichiche che li pervadono fino a condurli a disturbi alimentari e forme di auto danneggiamento fisico, sono “molecole diverse”, sequenze irregolari ed inaspettate, le cui anime sono connesse nel silenzio e nella distanza costruita tra le apparenze rumorose del mondo, attraverso una complicità fatta di comuni imbarazzi, inadeguatezza e disarmante intelligenza. Sono i protagonisti indiscussi della delicata e sensibilissima narrazione, le loro famiglie avvolte nella sicurezza fragile del benessere e dell’ipocrisia, sono solo comparse imbarazzate, presenze poco presenti ed aridamente estranee alle deboli voci dei loro figli “diversi”.

L’età adulta riproporrà ai nostri protagonisti le stesse difficoltà dell’adolescenza, con sfumature diverse, i  traumi si riproporranno come finalmente affrontabili per Sofia, nascosta tra le righe di un copione, riproposti invece con moltiplicata intensità per Mattia ed Alice.

C’è inoltre una grande differenza stilistica certamente tra i due autori. Mentre Giordano, è delicato, impalpabile, sensibile fino a toccare la poesia, nel disegnare con tinte pastello le anime silenziose dei suoi “numeri primi”, Cognetti è diretto, contemporaneo, quasi aggressivo nella sua scrittura “rock and roll” e graffiante. Per entrambi grande originalità nella strutturazione dei capitoli, epiloghi tra l’assurdo ed il geniale, citazioni letterarie e musicali freschissime da cui emerge quanto i nostri autori stessi provengano dalle stanze piene di poster musicali e di libri di Sofia (da Sylvia Plath a Virginia Woolf, da Elvis a Damien Rice), di manuali di fisica ed ingegneria di Mattia, dal conflitto generazionale, dal disagio della diversità, che tanto bene hanno saputo ridisegnare per noi, giovani e meno giovani, lettori.

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