Libri che parlano di… dialogo interiore. David Grossman e Franz Kafka: due analisti a confronto.

David Grossman – Che tu sia per me il coltello ( Einaudi, 1999)

Immagino una burrasca, un’esplosione vulcanica della mia coscienza e della tua. Qualcosa che travolge, scuote, rivela. Siamo avvolti da un’unica pelle (o meglio, siamo senza pelle).

David Grossman - Che tu sia per me il coltello

David Grossman – Che tu sia per me il coltello

Un romanzo epistolare, o forse un diario condiviso, che gli stessi scriventi si propongono di chiamare “nottario” dato che le confessioni che essi si scambiano avvengono per lo più nelle ore notturne, nei fugaci momenti rubati alla vita “diurna”, agli obblighi della quotidianità familiare e lavorativa, nato quasi per caso, per gioco, per sfidare se stessi e la propria capacità di perseverare nell’autodistruzione reciproca, interiore, intima, del corpo e della mente.

Yair e Myriam iniziano a scriversi lettere, dal nulla, senza conoscersi, programmando di non incontrarsi mai, di non rendere mai concreto il loro rapporto epistolare, di non abbassarlo mai agli aspetti della concretezza, alle abitudini, ai cliché e alle ipocrisie della fisicità, bensì rimanendo astratti, immateriali l’uno all’altro,  e proprio nella loro reciproca e condivisa impalpabilità arrivare a toccare più profondamente la propria intimità, scavando come “coltelli” l’uno per l’altra nelle loro stesse coscienze ed anime, rivelando aspetti di sé ancora sconosciuti, dissotterrati da una profondità talmente nascosta, impacciata e recondita  da non aver mai visto appieno la luce, da non aver mai conosciuto e meritato una dignità di esistere e di vivere.

Tra le righe delle lettere dei due, nelle confessioni più inaudite invece, il loro rapporto matura, giocando ad essere fratelli, amanti, bambini innocenti o saggi anziani,  e si fa sempre più intenso, intimo e seducente, lascia loro condividere aspetti scabrosi del loro pensiero, e della loro memoria, lati oscuri che senza remore né imbarazzi si intervallano  a racconti di estrema dolcezza e passione del rapporto coi loro figli, o dei loro reali partner, fino a sorridere di attimi quotidiani divertenti (seppur solo) nella condivisione, in un linguaggio “privato” fatto di allusioni, termini che perdono il loro significato abituale per acquisirne uno inedito, interno ad un codice intimo quanto inavvicinabile.

Non mancano rimproveri, accuse, malintesi nelle lettere di Yair e Myriam, due personaggi “auto inventatisi”  la cui intimità diventa talmente intensa, da superare quella, paradossalmente, di ogni rapporto “vero”, da toccare le punte più sensuali di ogni rapporto fisico, oltre che mentale, tanto da non poter più essere tollerata come sola corrispondenza tra anime, da non risultare più bastevole alla sete che l’uno dell’altra, nei mesi di scrittura, maturano sino a soffrirne come di una malattia incurabile.

Un tentato incontro avverrà, in effetti, ma come un presagio, un atto improprio, oscurerà la luce e intorbidirà l’onirica valenza di ciò che doveva restare una nitida immagine, un sogno perfetto solo in quanto potenziale e magico.

I riferimenti alla cultura ebraica, le immagini cabalistiche dal sogno premonitore alla parabola psicologica, rendono questo “nottario” un esperimento di introspezione di rara sensibilità, a volte feroce e spietata, che coinvolge intimamente il lettore mentre lo attanaglia e lo soffoca nei più occulti meandri interiori che il sé possa mai partorire, tale che la lettura risulta una sadicamente “piacevole” indagine, conturbante  e dolorosa come il tocco ghiacciato di una lama sottile.

Non può mancare, sin dal titolo dell’opera, il riferimento a Franz Kafka, che definiva la letteratura come il “martello destinato a scalfire il mare di ghiaccio che è chiuso in noi”, ed in particolare nelle sue lettere alla traduttrice Milena Jesenska-Polak (1920-1923, pubblicate da Einaudi nel 1988), che Grossman fa citare anche ai nostri autori, in qualche modo osservatori ispirati dai due amanti praghesi, per l’aspetto comune ai due rapporti epistolari, astratti ed intangibili, ma insieme diario ascetico, confessione proibita e  autoanalisi interiore.

 

Franz Kafka_ Lettere

Franz Kafka_ Lettere

” A causa della mia dignità, a causa del mio orgoglio…, posso evidentemente amare soltanto ciò che posso porre così in alto sopra da me da essere inattingibile”.

(Franz Kafka, Lettere a Milena, 1921)

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